Questa
sera sto per andare a vedere “ Peste”.
Ho
visto le locandine, e vi ho trovato solo nomi ed una sensazione di freddo, non
mi hanno aiutato a capire, ...i
manifesti neppure, tutti diversi e caotici; allora ricerco in me stessa, solo
confuse immagini, vascelli, città che vanno a fuoco e muri bianchi…
con questa curiosa baraonda che mi attraversa la mente mi avvio a vedere
lo spettacolo.
Ho
paura…
paura che sia brutto e banale come tante troppe cose che
mi attraversano la vita e non lasciano niente,
…o
paura che sia sconvolgente come ciò che mi evoca la parola “peste” o
di più ancora, che sia una meteora folgorante, che mi cambi l’esistenza
forse vorrei proprio questo… ho paura.
Piove,
eppure sono lì che mi aspettano, in questa campagna che con tutte quelle torce
accese sembra molto più lugubre e desolante di quella che in realtà appare
alla luce del giorno, mi vengono in mente le immagini del film “Gesù di
Nazzaret”, il giardino degli ulivi, o quando accusano Pietro di conoscere Gesù,
ed il gallo canta.
Sono
lì che mi aspettano, …ancora ,mi
dicono qualcosa “il teatro come la peste..” ecco di nuovo questa parola,
ecco la mente che di nuovo si mette a vagare, e intanto la chiesetta si avvicina
ma non mi rassicura.
E
questo chi è, con le bende ai piedi e alle mani, “peste”, di nuovo, questo
tragitto di morte, essenziale, ma
non ha freddo ai piedi, meditate e cadete in ginocchio, no guarda sorride,
lieti,
ma chi è? Un santo, un pazzo …
ecco che mi torna alla mente la parola Gesù ed è la seconda volta in
pochi minuti. Bambini che passano,
“Guardate”, gocce che cadono, “ e se mi fosse accaduto in banca, non sarei
stato così impreparato” ed il gioco del teatro che comincia, o forse è già
cominciato ed io non me ne sono accorta.
Ricordo… ? liceo. Kafka. IL Processo. …il
funerale sotto questa pioggia e
... ma faccio fatica a capire, ma cosa stanno dicendo! Ma che lingua
parlano! 3! Anche il francese!
Il
tribunale fatto in una rimessa dei trattori,
e così
vero, il fango che c’è per terra , l’acqua sui loro visi,
ora mi accorgo che piove a dirotto, e continuano… e io resto. Cos’è
che li fa andare avanti, perché non smettono , perché non vanno ad asciugarsi,
perché io resto, che cosa mi tiene qui, perché quegli occhi così profondi mi
stanno guardando, che cosa cercano nell’oscurità e che cosa cercano nella mia
anima.
Incomincio
a perdere contatto con il mio cervello, vedo solo immagini, sento suoni,
sensazioni che si accavallano, e sento crescere una inquietudine, dove sta
andando K, dove sto andando io. Ma perché si ostina a non capire, perché si è
fermato, entra, entra in quella porta, ed io cosa avrei fatto, sarei entrata o
mi sarei sentita impotente, bloccata, incapace di sgusciare nella porta prima
che venisse chiusa. E cosa c’è dietro a quella porta, la mia porta.
...........e
adesso,
come un cane, come un cane lo portano a morire ma perché, dov’è che ha
sbagliato, è un uomo e come tale ha peccato, e cosa posso fare io, dov’è che
sbaglio, quanti sorrisi hai donato, e cosa fanno lo alzano muore, no, capisce,
ma muore, no. E il padre
nostro, il cielo che si apre, Canti, una macchina che scende, Sgomenti,
e Gesù che risale, Voci, forse ritorna al padre suo, Urla, è la
fine del mondo? No è solo la fine, La
peste è finita andate in pace.
Ha smesso di piovere, sulle campane
che suonano mi avvio verso casa, sono stanca , è stato come se avessi assistito
ad un sogno, quei sogni che al risveglio ti lasciano senza forze, come se avessi
dovuto lottare realmente.