Cattolici, cristiani e praticanti

Siamo già entrati nel terzo millennio (da circa due anni). Ogni anno che trascorre ci si, porta dietro i soliti problemi, le solite polemiche, le solite guerre in giro per il mondo, le solite promesse di un avvenire migliore, e chi più ne ha più ne metta. Come al solito, nell'ultimo Natale (targato 2000) ci siamo scambiati i soliti auguri di essere buoni e con tanti meditati propositi d'amore verso il prossimo. I mass media, come una vecchia litania, battono la grancassa del Natale consumistico, che porta danaro e guadagno, e soprattutto raccomanda di essere generosi e altruisti. Tutto questo per il giorno del Natale, e per gli altri 364 giorni? Tutto torna come prima, lasciando nel dimenticatoio le belle promesse di un giorno. È la solita tradizione che si ripete ogni anno e continuerà a ripetersi negli anni a venire. In questo contesto anche le chiese, in questa occasione (oltre il Natale aggiungerei Palme e Pasqua) si riempiono più del solito; ma che sia più tradizione che fede per noi cattolici? Il Vescovo di Trento tempo fa, ha confermato che i praticanti cristiani sono pochini (30%) a differenza di coloro che si professano cattolici per tradizione (perché allora si vogliono costruire chiese nuove per due o tre festività all'anno?) Vedi Laives e Sinigo, che sono soltanto due grossi rioni. In definitiva passate le tradizionali feste, il tasso di presenze nelle chiese cala vistosamente, e restano coloro che cercano ai continuare un cammino di fede che dura tutto l'anno e oltre. Allora dove sta' la differenza tra cattolici battezzati poco praticanti, e cristiani praticanti? La differenza, se si vuole vedere si nota; non per essere migliori degli altri, per carità, ma nel cercare con le nostre misere forze, di mettere in pratica gli insegnamenti del Vangelo, dando la nostra disponibilità in ogni momento con sacrifici e rinunce. S. Giovanni Apostolo ci ricorda in una sua lettera: "Non amate ne il mondo ne le cose del mondo! Se uno ama il mondo, l'amore del Padre non e in lui, perché tutto quello che è nel mondo, la concupiscenza della carne, degli occhi, e le superbia della vita, non viene dal Padre, ma dal mondo. E il mondo passa; ma chi fa la volontà di Dio rimane in eterno! "parole che sono come macigni per noi cristiani praticanti, perché 1a nostra fede (soprattutto la mia) non è a prova di bomba. Tante frasi del Vangelo fanno meditare e come e mettono in crisi. In questa situazione ci si mette sempre in discussione; si soffre se non si è capaci di amare di più e non siamo soddisfatti del nostro poco pregare. In poche parole viviamo la vita cristiana con tante contraddizioni a causa di tutto quello che ci circonda e ci coinvolge. Non riusciamo (meglio dire non riesco) controbattere ad un prossimo deridente o addirittura polemico con le nostre convinzioni di fede. Se poi in certe occasioni, non gradiamo certi atteggiamenti, ci capita di controbattere malamente, per poi vivere male la reazione dentro di noi. Chiarisco, che è lungi da me creare una rivalità tra cattolici e cristiani praticanti. Chi è più o meno bravo, no, no
L’unica differenza è che a noi cristiani praticanti Dio chiede di più ci aiuta a rinunciare (non a tutto naturalmente) alle cose che il mondo ci offre. Qualche volta andiamo in crisi, per non saper dare una testimonianza efficace, e personalmente commetto peccato di desiderio per essere un "cattolico" qualsiasi per vivere tranquillo e……..poi mi affido al perdono di Dio, che certo non mancherà, e continuerò ad andare avanti con tanta buona volontà e fede.

 

LUCIO