RITIRO AVELENGO 1 -2 SETTEMBRE 2001
Carissimi tutti
se cè una cosa che non mi riesce di fare è di redigere il verbale obiettivo di una riunione e, per la legge del contrappasso spesso mi tocca farlo; anche questa volta cercherò di raccontarvi nel modo migliore ciò che ci siamo detti ad Avelengo sapendo fin da ora che non ci riuscirò bene e chiedendo venia per questo. In realtà non sopporto i verbali che mi ricordano le riunioni di condominio! Non farò un verbale ma una chiacchierata scritta.
PARTIAMO IL SABATO MATTINA
Uno sparutissimo gruppo di persone raggiunge Avelengo e si insedia in una accogliente
stube guidata dalla "padrona di casa" Elda Bratina. Non possiamo non rilevare
che siamo in pochi, in pochissimi ma, malgrado ciò iniziamo il nostro ritiro pregando i
salmi Ci sono Irma, Enrico G., Dora, Valerio, Elda B. Elda G. Maria Luisa, Nunzia, Anna e
don Paolo. Più tardi arriverà Renato De Marzi. Si parla degli assenti spiegando come mai
non ci sono e ci si accorge che sono molte le difficoltà che si incontrano per poter
venire al ritiro.
( Oggi 25 settembre, mentre scrivo questo testo mi telefona Lucio per darmi notizie di
Irma; il cuore si fa pesante e non riesco ad immaginarmi la nostra Irma sempre lucida e
presente così duramente colpita! Il Signore saprà perché)
Dopo la preghiera iniziamo a parlare dellessenza della comunità, di cosa ne ha
caratterizzato la nascita e lo sviluppo. Il discorso si fa importante e lucido e dai
molti, begli interventi si ricavano le seguenti conclusioni:
ciò che ha contato per la vita dalla comunità è stata la PRESENZA, la pura presenza
fedele che è già servizio per gli altri, ha contato LA FEDELTA ALLEUCARISTIA
unica garanzia di unità e di amore fra noi e per gli altri; ha contato la RICERCA DI FEDE
e di RAPPORTO con un continuo aggiustamento anche conflittuale e una certa tipicità
liturgica che si fa più evidente per chi frequenta anche altre chiese ed, infine, la
capacità di fare memoria del passato cioè di considerare chi non cè più ancora
fra noi impegnato a contribuire allo sviluppo della comunità.
POMERIGGIO
Si aggiungono, già durante il
lauto pranzo Norma, Gina, Anna Laura e Aliza
Prima di tutto Renato ci racconta qualcosa della famiglia: sua moglie Anna è stata
operata agli occhi ed è andato tutto bene, coi figli è bello ma faticoso. In parrocchia
non è come in comunità: non si parla di fede e non ci sono gruppi che leggono la
parola.Tutto è organizzazione, la fede conta poco!
Don Paolo fa una sintesi di ciò che è stato detto al mattino elaborando anche alcune
riflessioni che rendono più esplicito ciò che è stato detto durante la mattinata.
La fedeltà di cui si è parlato si concretizza nella PRESENZA che prende la forma della
PREGHIERA e della RICERCA DI FEDE. Questo si realizza nellEucaristia dove il primo
ad essere fedele, sempre presente è Gesù e dove noi proviamo ad esserci nella
responsabilità e nella ministerialità. Questa presenza concreta ha portato ad una forma
di convivialità e di accoglienza anche dei più poveri.
La tipicità liturgica del Cenacolo consiste nel massimo coinvolgimento,
nellattenzione allaltro, nella realizzazione del triduo pasquale, la veglia, i
cicli di verifica, la messa preparata nei gruppi,
la memoria; in comunità si vive la memoria dei defunti, di chi non cè più perché
esiste un primato dellindividuo e del vissuto di una persona; la comunità ha una
storia non è un asettico luogo di celebrazione dove non contano le persone.
IL PRESENTE
Dopo le riflessioni fatte da don
Paolo leggiamo con attenzione il testo che ha preparato Gianfranco A.: ne scaturisce un
dialogo sofferto ma sereno. Si tratta lo spinoso tema della divisione del passato e
delleventuale opportunità di riunire le tre comunità in una. Le quindici persone
presenti sono orientate ad unificare le comunità previa verifica del consenso delle altre
persone assenti.
Abbiamo parlato di preghiera e secondo alcuni le occasioni di preghiera ci sono, si tratta
di sfruttarle.
Torniamo a casa stanchi e sereni.
DOMENICA MATTINA
Viene a farci il ritiro don Rauzi
ed è subito nostalgia. Ci ricorda don Pietro di cui era amico carissimo e con cui
divideva lo stile ecclesiale. Don Rauzi ci parla della fede come condizione in cui
luomo non si aspetta né premio né castigo, dove la fiducia in Dio è quella che si
trova nel salmo 23: Il salmo del buon pastore, dove la fede diventa inefficace sul piano
terreno, esperienza vissuta dallo stesso Gesù che inizia con i miracoli ma finisce nel
completo abbandono. Lunica strada percorribile è il credere di essere nelle mani di
Dio.
Parla dellEucaristia don Rauzi citando Giovanni ed evidenziando come la gloria di
cristo si ha nella drammaticità del tradimento di Giuda, quel Giuda che potremmo essere
noi. Nella storia delluomo appare il diavolo (il mistero del male) come realtà che
supera luomo il quale non è capace di ricambiare lamore che Dio gli offre. La
lavanda dei piedi non è un fatto sociale bensì un gesto di tenerezza per la comunità
così debole che, a sua volta deve lavare i piedi reciprocamente per sostenersi. "Ed
era notte" si legge in Giovanni, un momento carico di ambiguità e di drammaticità:
Giovanni la Pasqua la fa partire dal momento del tradimento. La comunità nelle sua
fragilità viene illuminata. La fedeltà di Dio si rivela nella infedeltà degli eletti.
Questa storia di infedeltà e di fedeltà è la nostra storia, la storia di ognuno di noi.
NellEucaristia si vive dunque questa realtà ma si attende la redenzione; la
comunità è salvata nella speranza. E lattesa che caratterizza la comunità.
Ma nellEucaristia non è tutto tristezza: Gesù ha usato il vino che è simbolo di
gioia, di creatività. La funzionalità non è essenziale, sono essenziali la fraternità
e lannuncio.
Le parole di Don Giuseppe mi scaldano il cuore e mi consolano molto Sarebbe stato bello
ascoltarle tutti perché erano parole di vita e questo riassunto non le rende così
efficaci.
Andiamo a messa nella chiesa del paese e Gina esprime una supplica:
Accogli, Signore,
il nostro desiderio di riconciliazione,
il nostro bisogno di riconciliazione
tra noi e con tutti quelli
che sono passati dalla Comunità,
che questo tempo di riconciliazione,
di cui vediamo lalba,
non abbia tramonto.
DOMENICA POMERIGGIO: MERANO
Siamo scesi a valle per permettere
ad altri membri della comunità di partecipare; si aggiungono Erida, Lucio, Ettorina,
Beppe, Roberta, Marisa, Gianfranco, Laura Pedicini.
Sembra di essere scesi dal Tabor. Latmosfera si fa un po pesante perché
qualcuno esprime disagio non meglio definito, altri esprimono preoccupazione per
lipotesi del ricongiungimento. Gianfranco espone il suo testo e se ne parla un
po Siamo stanchi e fissiamo le prossime scadenze; ci assegniamo dei compiti:
riflettere sullunificazione, sullopportunità di avere un coordinatore e sul
testo proposto da Gianfranco. Ci rivedremo in plenaria il 20 ottobre alle ore 16.
Concludo questa faticaccia chiedendomi:
Chissà se qualcuno trae giovamento dalla lettura di questo verbale?
CIAO E: Greghi